L’acquasantiera del XVI secolo nella Parrocchiale di San Martino

L’acquasantiera di Sanfront, conservata nella Parrocchiale di San Martino, è un manufatto liturgico del XVI secolo di particolare interesse per la storia religiosa ed epigrafica del territorio. La scheda la colloca nella prima campata a sinistra del portale, entrando, e ne analizza l’iscrizione posta sull’orlo ellittico, leggibile in visione zenitale.

L’iscrizione principale, in capitale classico, ricorda Ludovicus Bladrata, protonotario, come promotore della realizzazione dell’opera e consente di collegare il manufatto alla data 1563. La scheda segnala inoltre una copia moderna, posta in posizione simmetrica a destra entrando, con iscrizione del 1896 dedicata all’acqua purificante e santificante.

Questa pagina sintetizza i principali elementi della scheda PDF, rimandando alla documentazione completa, alle fotografie del manufatto e alla scheda della Parrocchiale di San Martino.

Località: Sanfront (CN)

Chiesa: Parrocchiale di San Martino

Datazione: XVI secolo; iscrizione principale datata 1563

Tipologia: acquasantiera

Elementi principali: collocazione nella prima campata a sinistra del portale, iscrizione sull’orlo ellittico in capitale classico, Ludovicus Bladrata protonotario, data MDLXIII, copia moderna simmetrica con iscrizione AQVA PVRIFICANS MDCCCXCVI VNDA SANCTIFICANS.

L’acquasantiera nella Parrocchiale di San Martino

L’acquasantiera della Parrocchiale di San Martino a Sanfront appartiene alla tipologia dei manufatti liturgici destinati all’acqua benedetta. Pur diversa dai fonti battesimali per funzione e collocazione d’uso, condivide con essi il valore sacrale attribuito all’acqua nella vita cristiana e nella relazione quotidiana tra fedeli e spazio sacro.

La scheda ne precisa la collocazione: prima campata a sinistra del portale, entrando. Questo dato consente di leggere l’opera nel suo rapporto con l’ingresso della chiesa e con il gesto rituale dell’acqua benedetta, tradizionalmente legato all’accesso allo spazio liturgico.

L’iscrizione di Ludovicus Bladrata

La scheda esamina l’iscrizione principale dell’acquasantiera, posta sull’orlo ellittico, leggibile in visione zenitale e redatta in capitale classico: LVDOVICVS BLADRATA PROTHONOTARIVS FECIT FIERI A MDLXIII.

Il testo ricorda Ludovicus Bladrata, protonotario, come promotore della realizzazione del manufatto. La data MDLXIII, corrispondente al 1563, colloca l’opera in un momento preciso della storia religiosa e sociale del territorio.

L’iscrizione non ha soltanto valore decorativo: trasforma l’acquasantiera in un documento storico, nel quale funzione liturgica, memoria della committenza e cronologia dell’opera si intrecciano.

Bladrata, Blandrata e la memoria locale

Particolare rilievo assume il riferimento a Ludovicus Bladrata. La nota della scheda lo indica come probabilmente uno dei figli, o comunque uno stretto parente, di Bernardino Blandrata, castellano di Sanfront per conto dei Marchesi di Saluzzo.

Questo elemento rafforza il valore storico-documentario dell’acquasantiera, mettendo in relazione l’iscrizione con la committenza e con la memoria locale. Il manufatto non è quindi solo un oggetto d’uso liturgico, ma anche una testimonianza dei rapporti sociali, familiari e territoriali del Piemonte saluzzese nel XVI secolo.

La copia moderna del 1896

La scheda segnala, in posizione simmetrica a destra entrando, una copia moderna. Anche in questo caso l’iscrizione è posta sull’orlo ellittico, leggibile in visione zenitale e in capitale classico: AQVA PVRIFICANS MDCCCXCVI VNDA SANCTIFICANS.

La data MDCCCXCVI, corrispondente al 1896, documenta una ripresa moderna del manufatto. Il riferimento all’acqua purificante e all’onda santificante conferma la continuità del valore simbolico attribuito all’acqua benedetta nello spazio liturgico.

Il confronto tra l’acquasantiera cinquecentesca e la copia moderna mostra la persistenza della funzione rituale dell’acqua benedetta e della sua rappresentazione attraverso iscrizioni esplicite.

Acqua benedetta, gesto rituale e vita liturgica

L’acquasantiera è destinata all’uso dell’acqua benedetta e al gesto rituale di purificazione all’ingresso dello spazio sacro. Questa funzione la collega alla vita liturgica quotidiana della comunità cristiana, in un ambito diverso ma complementare rispetto a quello del fonte battesimale.

Il valore del manufatto risiede quindi nella sua duplice natura: da un lato oggetto funzionale alla pratica devozionale e liturgica, dall’altro documento epigrafico e commemorativo. L’acqua benedetta, l’iscrizione e la memoria del committente concorrono a definire il significato complessivo dell’opera.

Un insieme tra epigrafia, memoria e territorio

L’acquasantiera di Sanfront documenta una fase significativa della produzione liturgica in pietra del XVI secolo. La sobrietà del manufatto non ne riduce il valore: al contrario, l’iscrizione e il riferimento a Ludovicus Bladrata ne fanno una testimonianza precisa della cultura religiosa e della memoria locale.

Ne emerge un insieme nel quale la funzione dell’acqua benedetta si unisce alla dimensione epigrafica, commemorativa e territoriale. La presenza della copia moderna del 1896 amplia ulteriormente la lettura, mostrando la continuità d’uso e di significato attribuita a questa tipologia di manufatti.

PDF, fotografie e scheda della Parrocchiale

La scheda completa di Mario M. Falchi approfondisce la lettura delle iscrizioni e dei principali elementi simbolici dell’acquasantiera. La documentazione fotografica permette di osservare il manufatto nel suo contesto, mentre la scheda della chiesa consente di collocarlo nella Parrocchiale di San Martino a Sanfront.

Riepilogando

L’acquasantiera di Sanfront, conservata nella Parrocchiale di San Martino, è un manufatto del XVI secolo di grande interesse per la lettura delle iscrizioni e per il rapporto tra funzione liturgica, committenza e memoria locale.

L’iscrizione principale ricorda Ludovicus Bladrata, protonotario, e reca la data 1563. La nota della scheda lo collega probabilmente alla famiglia Blandrata, in rapporto con Sanfront e con i Marchesi di Saluzzo. In posizione simmetrica è documentata anche una copia moderna del 1896 con la formula Aqva pvrificans, vnda sanctificans.

La scheda consente di riconoscere nell’acquasantiera non soltanto un oggetto destinato all’uso dell’acqua benedetta, ma anche una testimonianza storica, epigrafica e territoriale della cultura religiosa piemontese tra XVI secolo e riletture moderne.